Parco degli Acquedotti, Roma – Il Laghetto di Roma Vecchia e le arcate sovrapposte degli acquedotti Marcio e Felice, primavera
Laghetto di Roma Vecchia, nella radura alle spalle dell'omonimo casale, all'interno del Parco degli Acquedotti, settore del Parco Regionale dell'Appia Antica compreso nel Municipio VII di Roma. Lo specchio d'acqua non è di origine naturale: è alimentato da una bocca di scarico dell'Acquedotto Felice, condotta realizzata tra il 1585 e il 1590 per volontà di papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, e tuttora in esercizio per usi irrigui. L'acqua in uscita forma il bacino e prosegue in un corso che ricalca il tracciato della marrana dell'Acqua Mariana, canale artificiale fatto scavare nel 1122 da papa Callisto II per l'approvvigionamento del settore meridionale della città. La parete che chiude la scena sul lato destro è una delle sezioni più leggibili della stratigrafia idraulica del parco: in basso corrono le basse arcate in blocchi di tufo dell'Acqua Marcia, condotta costruita tra il 144 e il 140 a.C. per iniziativa del pretore Quinto Marcio Re e alimentata dalle sorgenti dell'alta valle dell'Aniene; al di sopra si sviluppa la fascia orizzontale in blocchi e lastre di travertino che racchiude lo specus, e più in alto il condotto dell'Acquedotto Felice, riconoscibile per il profilo curvo rivestito di malta e per l'appoggio diretto sulla struttura antica, secondo la prassi cinquecentesca di riuso delle sostruzioni romane. Nello stesso corpo murario sono conservate porzioni del fianco in laterizio dell'Acqua Tepula (125 a.C.), mentre dell'Acqua Iulia (33 a.C.), che qui affiancava lo stesso tracciato, non restano elementi in vista. Il toponimo Roma Vecchia si consolida in età rinascimentale, quando la quantità di materiali antichi affioranti tra la Villa dei Quintili e la Villa dei Sette Bassi indusse a ritenere che l'area ospitasse un centro urbano distinto da Roma; le indagini successive hanno riferito i resti a grandi residenze suburbane lungo la via Latina. In primo piano la staccionata in legno che delimita l'invaso, sullo sfondo il filare di pini domestici che caratterizza il paesaggio dell'agro romano. Vista da terra, con sole alto e vegetazione erbacea in pieno sviluppo: la ripresa è collocabile nelle ore centrali di una giornata primaverile.