Le ultime 5 fotografie
pubblicate in questo portfolio in ordine cronologico
Il palazzo della Banca d'Italia e la sua fontana
Il palazzo della Banca d'Italia si trova in corso Cavour 4, all'ingresso del quartiere Umbertino, nel tratto compreso fra la Camera di Commercio e il Teatro Petruzzelli. L'area era occupata dai capannoni del cosiddetto Mercato del ferro quando, nel 1926, cominciarono i lavori su progetto dell'ingegnere Biagio Accolti Gil; il cantiere durò sei anni e l'edificio fu presentato alla città nell'ottobre del 1932, accogliendo gli uffici che fino a quel momento avevano sede in via Cairoli. La costruzione si sviluppa su quattro livelli oltre al seminterrato e sceglie deliberatamente un linguaggio rinascimentale e manierista invece dello stile littorio dominante in quegli anni: il bugnato e la pietra bianca definiscono la fascia inferiore, mentre il rivestimento in laterizio rosso caratterizza la parte alta, scandita da ordini dorico e ionico. L'ingresso monumentale, preceduto da una gradinata, è retto da quattro colonne che sostengono il balcone di rappresentanza da cui sventolano le bandiere italiana ed europea. Contestualmente al palazzo fu realizzata la grande fontana in pietra che si vede in primo piano, poi ceduta al Comune di Bari e ancora oggi inclusa nel programma di manutenzione delle fontane ornamentali cittadine: l'insieme di edificio e vasca è diventato una delle immagini più riconoscibili della Bari borghese del Novecento.
Piazza del Ferrarese e lo Spazio Murat
Piazza del Ferrarese è la soglia fra la Bari murattiana e la città vecchia: questa inquadratura la mostra dal corso Vittorio Emanuele II, con il semaforo e il cartello di area pedonale che segnano il confine oltre il quale si cammina soltanto a piedi. La piazza nasce come appendice meridionale di piazza Mercantile e nel Seicento è ancora una "piazzetta d'armi" a servizio del corpo di guardia; al suo centro, all'altezza dell'attuale strada Vallisa, si apriva una delle porte delle mura cittadine edificate sotto Filippo III di Spagna, il cui compito era agevolare il transito delle merci verso il mercato. Delle fondamenta di quella porta e delle basole originali della strada resta testimonianza nello scavo aperto al centro della piazza. Il toponimo attuale compare nel Settecento e gli storici lo attribuiscono o a Girolamo Barucchelli, originario di Ferrara e proprietario di immobili in loco, o al ferraro Stefano Fabbri, artefice del loggiato neoclassico. A sinistra si riconosce lo Spazio Murat, l'edificio dell'antico mercato progettato da Giuseppe Gimma nel 1817, poi demolito e ricostruito e oggi centro dedicato ad arte, architettura e ricerca; i fronti a loggiato che chiudono gli altri lati appartengono all'ex Mercato del Pesce, realizzato da Vincenzo Capirri nel 1837 e portato a due livelli entro il 1903, e a palazzo Traversa, costruito da Francesco De Giglio nel 1914. Interamente pedonale, la piazza è oggi il salotto della città e il centro della sua vita serale.
Il telaio delle orecchiette dell'Arco Basso
Via dell'Arco Basso, nel cuore di Bari vecchia, e conosciuta come "la strada delle orecchiette": una cinquantina di metri di vicolo dove le pastaie baresi, le cosiddette "signore delle orecchiette", lavorano la pasta fresca davanti all'uscio di casa. Lo strumento che ne definisce il paesaggio quotidiano e il telaio fotografato qui: un tavolino pieghevole in legno con il piano a rete, che lascia passare l'aria e permette alla pasta di asciugare in modo uniforme senza attaccarsi. L'impasto e fatto di sola semola di grano duro e acqua: viene allungato in un cordone sotto il palmo della mano, tagliato a piccoli pezzi con un coltello a lama liscia, trascinato sul piano di lavoro e rovesciato sul pollice per ottenere la caratteristica forma concava. I diversi toni di giallo visibili sui vassoi raccontano stadi di asciugatura differenti, dalla pasta appena formata a quella pronta per la vendita. Dopo il confronto del 2024 tra le pastaie dell'Arco Basso, il Comune di Bari, la ASL e le associazioni di categoria, la produzione e la vendita domestica sono oggi regolate da requisiti igienico-sanitari e fiscali precisi, a tutela di un mestiere che resta uno dei segni identitari piu forti del centro storico barese.
San Martino di Castrozza dall'Alpe Tognola
Il punto di ripresa si trova sull'Alpe Tognola, il versante che chiude a occidente la conca di San Martino di Castrozza, diverse centinaia di metri sopra il fondovalle. In primo piano il pendio innevato è solcato da tracce di sciata e interrotto da larici isolati privi di aghi; sulla destra le cabine della cabinovia risalgono la linea sospese sopra la neve, con un pilone di sostegno che entra nel fotogramma dall'alto. In basso, sul fondo, l'abitato occupa il fondovalle, mentre il versante opposto mostra le piste ritagliate nel bosco.\r\n\r\nLa fotografia documenta l'assetto di una stazione turistica di alta quota osservata dal proprio comprensorio sciistico. L'abitato si riconosce per la densità edilizia concentrata e per la prevalenza di strutture ricettive di grande dimensione, che nel tessuto alpino si distinguono dalle case di paese per volumetria e allineamento. L'impianto che collega il fondovalle all'Alpe Tognola porta lo sguardo lungo la stessa direttrice del punto di ripresa: le cabine sono intitolate a cime del territorio e quella in primo piano, contrassegnata dal numero 9, reca il nome della Cima d'Asta.\r\n\r\nLa luce arriva radente da destra e illumina il pendio in primo piano, dove la neve battuta trattiene le ombre lunghe degli alberi; il fondovalle è invece già coperto dall'ombra del versante e vira sui toni freddi. La copertura nevosa è continua a tutte le quote inquadrate, le piste sul versante opposto sono in esercizio e i larici sono completamente spogli: la stagione è quella invernale.
La conca di San Martino di Castrozza e il fronte delle Pale
La ripresa panoramica riunisce in un solo campo i tre piani che compongono il paesaggio di San Martino di Castrozza. In primo piano il bosco di conifere chiude il margine inferiore; oltre, la fascia dei prati innevati è attraversata da una strada e ospita un edificio isolato; sul fondo si distende la barriera rocciosa del gruppo delle Pale di San Martino. Le cime si succedono da sinistra a destra: un rilievo dal profilo piramidale, un settore di guglie ravvicinate e, all'estremità destra, una coppia di torri appaiate. La disposizione dei piani restituisce l'organizzazione altimetrica della conca. Il fondovalle è occupato dai prati e dagli insediamenti; sopra di essi il bosco risale il versante fino al limite della vegetazione; oltre quella soglia la roccia carbonatica si eleva priva di copertura vegetale. L'edificio isolato al centro dei prati appartiene alla tipologia delle costruzioni da fienagione, funzionali all'uso stagionale del pascolo, e la strada che gli passa accanto segue la curva di livello anziché risalire il pendio. La luce raggiunge soltanto le sommità, dove la roccia assume toni caldi, mentre la fascia del bosco e dei prati resta interamente in ombra: il sole è già sotto l'orizzonte per il fondovalle e illumina ancora le quote superiori. Il cielo è privo di nubi e di colore uniforme. La copertura nevosa è continua sui prati e discontinua sotto le conifere, e fra gli alberi si distinguono esemplari privi di aghi.